“Il Viaggio dell’Eroe” – percorso di crescita personale attraverso gli archetipi Junghiani

Struttura del percorso “Il Viaggio dell’Eroe”

 

Il percorso è strutturato complessivamente in 15 incontri di 2 ore ciascuno, dalle 11 alle 13 del sabato, con frequenza quindicinale.

Il primo incontro è orientato alla conoscenza e all’avvio del gruppo, poi seguiranno 12 incontri uno per ciascun archetipo e concluderemo il percorso con gli ultimi 2 incontri, di integrazione di tutte le parti del nostro sé che gli archetipi ci aiuteranno a contattare e di chiusura dell’esperienza e saluti del gruppo.

Il Viaggio, con i 12 archetipi, è suddiviso in tre fasi, 4 archetipi per ogni fase:

  1. la preparazione

  2. il viaggio

  3. il ritorno.

I tre stadi del Viaggio dell’Eroe: Preparazione, Viaggio, Ritorno; affiancano punto per punto gli stadi dello sviluppo della psiche umana: prima svilupperemo l’Io, quindi incontreremo lo Spirito o Inconscio e infine porteremo alla luce il senso unico del Sé.

Il viaggio dell’Io ci insegna ad essere sicuri e a riuscire nel mondo; il viaggio dello Spirito ci aiuta a diventare reali e autentici e attraverso il viaggio del Sé sperimentiamo la completezza e l’unità; sappiamo chi siamo perché le parti frammentate della nostra psiche si ricongiungono.

Preparazione

Comprende gli archetipi: l’Innocente, l’Orfano, il Guerriero e l’Angelo custodeche ci aiutano a prepararci al viaggio.

Noi tutti iniziamo nello stato di innocenza, quando siamo totalmente accuditi all’interno del grembo di nostra madre; è dall’Innocente che apprendiamo l’ottimismo e la fiducia.

Quando facciamo esperienza della “caduta” diventiamo Orfani e ci sentiamo delusi, abbandonati e traditi dalla vita. È attraverso l’Orfano che impariamo a contare su noi stessi e a tessere una rete per uno scambievole aiuto. Nei momenti di vita in cui ci poniamo traguardi e studiamo le strategie per raggiungerli è attivo in noi il Guerriero, abbiamo il coraggio di lottare per noi stessi e per gli altri. Ed è attraverso l’Angelo custode che sperimentiamo il prenderci cura degli altri e di noi stessi, archetipo che ci insegna l’umanità e la compassione.

Viaggio.

Comprende gli archetipi: il Cercatore, il Distruttore, l’Amante e il Creatore.

Risponderemo alla chiamata del Cercatore quando nella nostra vita non siamo più soddisfatti e ci metteremo in Viaggio per colmare il nostro vuoto interiore.

Ci ritroveremo presto a sperimentare la privazione e la sofferenza poiché il Distruttore ci toglie molto di quello che ci era sembrato, fino a quel momento, indispensabile alla nostra vita.

Tuttavia la sofferenza è compensata e alleggerita dall’archetipo dell’Amante man mano che ritroviamo nuove passioni nuovi impegni.

L’immaginazione ci aiuta ad interpretare il mondo in maniera poetica. Il Creatore ci aiuta ad accettare la nostra vita come quella giusta per noi e cominciamo ad essere sinceri e autentici dovunque ci troviamo.

Questi quattro archetipi ci preparano a tornare al regno e trasformare la nostra vita.

Ritorno

Comprende gli archetipi: il Sovrano, il Mago, il Saggio e il Folle

Quando torniamo dal viaggio ci rendiamo conto di essere i Sovrani del nostro regno. Anche se rimaniamo sconcertati dalle condizioni in cui lo troviamo, pian piano che agiamo, accompagnati dalla nostra nuova saggezza in quello che era un deserto vedremo spuntare dei fiori. Il regno continuerà a rinnovarsi quando entrerà in azione il Mago attraverso il risanamento e la trasformazione di noi stessi.

L’accettazione di noi stessi passa per il Saggio che aiuta a liberaci dalla schiavitù delle illusioni, diventiamo investigatori alla ricerca della realtà che è dietro le apparenze. A questo punto siamo pronti ad aprirci al Folle e a imparare a vivere gioiosamente l’attimo che passa senza preoccuparci del domani.

Il percorso del viaggio più che a una retta somiglia a una spirale. La fase finale del viaggio, riassunta nell’archetipo del Folle, si riavvolge sul primo archetipo, quello dell’Innocente; ma questa volta l’Innocente è più saggio rispetto alla vita.

vedi anche: www.felicianocrescenzi.com

Viaggio Eroe

Passo 1 – ONESTÀ – Sovrano

Riconosco di non avere il potere di superare da solo il mio problema.

 

Non possiamo cambiare il comportamento o gli atteggiamenti di chi ci circonda; finché seguitiamo ad illuderci di poter controllare e cambiare gli altri continuiamo a combattere una battaglia che non possiamo vincere.

Veniamo colpiti nella nostra autostima, nei nostri rapporti con gli altri e nella capacità di goderci la vita.

Tutta la nostra energia viene consumata in un’impresa senza speranza, a tal punto da non lasciarcene neanche un po’ per prenderci cura di noi stessi. La nostra vita è diventata ingovernabile.

La nostra preoccupazione nei confronti degli altri si trasforma in invadenza e intromissione, causa risentimento, ed è destinata a fallire.

Quando la preoccupazione per gli altri ci distoglie dalla responsabilità di prenderci cura della nostra salute fisica, emotiva e spirituale, noi soffriamo.

Siamo incapaci di accettare la realtà, di affrontare i cambiamenti; la nostra vita ci sfugge di mano.

Quando facciamo il primo passo consentiamo ad un immane peso di cadere dalle nostre spalle.

Mettere fine a questa battaglia, richiede una definizione completamente nuova di ciò che pensiamo di noi stessi, degli altri e delle nostre relazioni.

Spesso confondiamo l’amore con l’interferenza; non sappiamo come dimostrare affetto o sostegno senza dare consigli, senza cercare di influenzare le decisioni altrui, o senza tentare di portare coloro che amiamo a fare quello che noi pensiamo possa renderli felici.

Confondiamo il prenderci cura degli altri con il controllo, perché non sappiamo come lasciare loro

la dignità di essere se stessi.

Abbiamo il terrore di lasciar fare agli altri ciò che desiderano, ma facciamo solo del male a noi stessi e agli altri quando insistiamo nel concepire la relazione in questo modo.

Le nostre relazioni ne soffrono e la nostra vita diventa ancora più ingovernabile.

Il nostro Sovrano sta mandando il suo Guerriero a combattere una guerra persa.

Per quanto difficile, meglio impegnare il nostro Sovrano a guardare, con onestà, la parte che noi stessi abbiamo nei nostri problemi, ovvero come abbiamo contribuito a creare il problema.

Può darsi che il nostro Sovrano piuttosto che impegnare il suo Guerriero debba attivare l’Angelo Custode a prendersi cura di noi stessi, invece che solo degli altri.

Questo pensiero può anche far paura; magari abbiamo scarsa autostima e pensiamo che non sia giusto prenderci cura di noi stessi.

Lasciando andare l’illusione di poter controllare le altre persone, le loro azioni, ci sentiamo sollevare da un fardello enorme e cominciamo a scoprire la libertà e il potere che invece abbiamo: quello di chiarire e vivere la nostra vita.

L’ingovernabilità diminuisce e il Sovrano che è in noi inizia a riprendere il controllo del proprio regno, della propria vita.

Quando dentro di noi è in funzione l’archetipo del Sovrano, siamo integrati, completi e pronti ad assumerci la responsabilità della nostra vita.

Ogni volta che proviamo un bisogno incoercibile di controllare noi stessi o gli altri e l’incapacità di affidarci ai processi della vita, vuol dire che si è impossessato di noi il Sovrano Ombra.

Il Sovrano Ombra vuole il controllo e il potere sugli altri, vuole costringere gli altri a fare le cose alla propria maniera, e se questo non accade, cerca di ricorrere alle punizioni.

Sappiamo che abbiamo fatto le scelte sbagliate quando cominciamo a sentirci vuoti e la nostra vita comincia a divenire sterile, incontrollabile e magari addirittura infernale.

Se il nostro regno è diventato un deserto, dobbiamo rispondere alla chiamata dello Spirito per rinnovarci e per guarire.

Una volta che abbiamo iniziato a prendere atto che siamo noi a creare la nostra realtà, ci rendiamo conto che quello che creiamo non può essere migliore della coscienza che l’ha ispirato.

Via via che impareremo a vivere in una maniera che riflette la nostra coscienza più intima e profonda, vivremo diversamente, la nostra vita creerà un effetto onda che influenzerà tutti gli altri regni attorno a noi.

Se non vogliamo essere dei tiranni dobbiamo allargare la mente e il cuore ad abbracciare un senso più vasto della nostra sfera di influenza; spesso ciò comporta un esame concreto e aggiornato della nostra vita e di che sorta di regno abbiamo creato fin’ora.

Comporta che ci assumiamo la responsabilità dei nostri successi e dei nostri fallimenti.

L’archetipo del Sovrano ci aiuta a vedere che passare il tempo a prendercela con gli altri per i nostri problemi ci priva della nostra dignità, e che è più dignitoso affrontare e cercare di fare qualcosa per le nostre incapacità, disfunzioni e mancanze, che ostinarsi a negarle.

Il Sovrano al nostro interno sa benissimo che non possiamo sempre risolvere i problemi; a volte le sfide che ci troviamo difronte sono talmente al di sopra delle nostre possibilità che ne siamo sopraffatti.

Tuttavia, per quanto sconfitto dalle circostanze, il grande Sovrano non si lamenta ma si domanda invece: “Che avrei potuto fare?”, per imparare la lezione per la volta seguente.

La vita del Sovrano è ricca e privilegiata, ma esige anche un grande rigore morale; questo dovere non può essere trascurato e per assolverlo occorre una mente chiara e la volontà di fronteggiare la realtà così quale essa è.

Lavorare sul primo passo:

1) In che modo ho provato a cambiare altre persone nella mia vita? Quali sono stati i risultati?

2) Come posso lasciare andare i problemi degli altri anziché tentare di risolverli?

3) In quali casi sento una responsabilità eccessiva per le altre persone?

4) In quali casi ho la sensazione che la mia vita sia incontrollabile?

5) Come cerco approvazione e affermazione dagli altri?

6) Dico di si quando vorrei dire di no? Cosa mi succede quando mi comporto in questo modo?

7) Mi è difficile prendermi cura di me stesso? In che modo lo sto facendo?

8) Come mi sento quando sono solo?

9) Mi affido ai miei sentimenti? Li conosco?

10) C’è qualcosa che vorresti fosse diverso rispetto al modo in cui si esprime il Sovrano nella tua vita?

I 12 passi e gli archetipi Junghiani – “Un viaggio spirituale alla ricerca di sé stessi”

Finché non siamo capaci di guardare in faccia la realtà, in tutta onestà, difficilmente possiamo riconoscere il ruolo cruciale che abbiamo nel creare la nostra infelicità.

Spesso non ci rendiamo conto che, recitando la nostra parte, in realtà contribuiamo a sostenere la nostra e altrui sofferenza.

Proviamo, forse, sgomento nello scoprire che il modo di pensare e gli atteggiamenti che abbiamo sviluppato per proteggerci dalle dolorose esperienze della nostra vita, si sono insinuati in ogni angolo del nostro mondo.

E’ come se avessimo permesso ai nostri meccanismi di difesa di proteggerci da tutti gli aspetti della vita, piuttosto che affrontare il rischio di una qualsiasi partecipazione avventurosa alla vita stessa.

Nel tentativo di evitare gli aspetti spiacevoli della nostra vita, abbiamo anche perso molte delle gioie che essa offre. Questa è anche una delle ragioni per cui vale la pena intraprendere il cammino verso la consapevolezza, cammino che spesso può rivelarsi difficile, ma dall’altra parte ci attendono doni inattesi.

Difronte a situazioni di grande sofferenza, anche familiare, l’impresa più utile e amorevole che possiamo intraprendere, consiste nel cercare aiuto per noi stessi.

La maggior parte di noi ha dovuto toccare il “fondo”, un punto di agonia personale, prima di essere pronto a fare dei veri cambiamenti nella propria vita.

I 12 passi offrono un percorso che ci può aiutare a trovare le risposte alle domande più pressanti; ci possono aiutare a vivere nella realtà del presente, mostrandoci in che modo far la pace con il passato.

I 12 passi non pretendono di fornire risposte preconfezionate a domande complicate e personali; offrono, invece, un cammino che ci mette in grado di cercare e trovare da soli le nostre personali risposte.

Cominciamo a prenderci cura di noi stessi; iniziamo un viaggio spirituale che potrebbe cambiare la nostra vita.

Anche gli archetipi Junghiani ci aiutano in questo viaggio “eroico”, come fossero delle guide; l’eroismo consiste, oltre che nel trovare nuove verità, nell’avere il coraggio di agire sulla base di una nuova visione interiore.

La nostra visione del mondo è definita dall’archetipo che domina normalmente il nostro modo di pensare e agire.

I 12 passi e gli archetipi:

Passo 1 – ONESTÀ- Sovrano

Riconosco di non avere il potere di superare da solo il mio problema.

Passo 2 – REALISMO- Orfano

Confido che un potere superiore possa ricondurmi alla guarigione fisica e spirituale.

Passo 3 - SPERANZA- Innocente

Ho deciso di affidare la mia vita ad un potere superiore.

Passo 4 – CORAGGIO- Guerriero

Elaboro un inventario morale profondo e coraggioso della mia vita.

Passo 5 – CONDIVISIONE– Angelo custode

Ho condiviso con altre persone la natura intima del mio malessere.

Passo 6 – CABIAMENTO - Amante

Accetto senza riserve che un potere superiore rimuova tutte le debolezze del mio carattere.

Passo 7 – UMILTÀ- Distruttore

Chiedo umilmente ad un potere superiore di porre rimedio alle mie mancanze.

Passo 8 – PERDONO -Cercatore

Elaboro un elenco di tutte le persone a cui penso di aver fatto dei torti e decido di fare ammenda verso di esse.

Passo 9 – RIPARAZIONE E RICONCILIAZIONE Costruttore

Per quanto possibile, ho fatto ammenda alle persone a cui penso di aver fatto dei torti.

Passo 10 - VERITÀ- Saggio

Continuo a tenere il mio inventario personale e, quando penso di trovarmi nel torto, lo ammetto senza esitare.

Passo 11 – RIVELAZIONE PERSONALE– Mago

Cerco di migliorare il contatto cosciente con me stesso, con gli altri, con l’universo, e di avere la forza per fare coerentemente scelte e azioni nella mia vita.

Passo 12 – RESTITUZIONE- Folle

Avendo ottenuto il mio risveglio spirituale, cerco di mettere in pratica questi principi in tutti i campi della mia vita e di essere possibilmente di esempio agli altri.

 www.felicianocrescenzi.com

 

Perché le persone cambiano?

 Nel momento in cui ci si convince in modo assoluto, anche la Provvidenza si mobilita.”

I comportamenti di dipendenza sono un campo ottimale per lo studio del cambiamento.

Spesso a chi osserva dall’esterno sembra evidente il comportamento autodistruttivo e disfunzionale di una persona; si può vedere facilmente una soluzione migliore, eppure la persona persiste nello stesso comportamento.

E’ segno distintivo dei comportamenti di dipendenza il persistere nonostante quello che appare come prova schiacciante della loro distruttività.

Se interroghiamo una persona sulle probabilità che abbia successo nel realizzare un certo cambiamento, la risposta è un elemento predittivo abbastanza attendibile del reale cambiamento che si verificherà.

La percezione della prognosi influenza i risultati reali.

Un fattore che spesso fa la differenza è il professionista a cui la persona si rivolge o viene assegnata.

Anche la natura del rapporto counselor-cliente nei primi incontri è un fattore predittivo importante del risultato finale.

Più una persona si dichiara contraria al cambiamento nell’incontro di colloquio, minore è la probabilità che quel cambiamento avvenga.

Se diamo loro un questionario all’inizio del colloquio dove si chiede quale è il loro livello di disponibilità al cambiamento, vedremo che i punteggi saranno predittivi della quantità di cambiamento finale.

Fare il colloquio in modo direttivo e confontazionale porta la resistenza del cliente ad aumentare.

Fare il colloquio in modo riflessivo e di sostegno porta la resistenza a decrescere.

Quando il cambiamento si verifica nel corso del trattamento, per gran parte avviene entro i primi incontri e, mediamente, la quantità totale di trattamento non determina una differenza importante.

Pronto, desideroso e capace – tre componenti cruciali nella motivazione: essere pronti, cioè, disponibilità; essere desiderosi, cioè, volontà; essere capaci, cioè, abilità.

Il cambiamento è motivato principalmente dall’evitamento del disagio; è sufficiente far sentire le persone sufficientemente male e queste cambieranno.

L’umiliazione, la vergogna, la colpa e l’angoscia non sono i motori principali del cambiamento.

Un costruttivo cambiamento di comportamento sembra sorgere quando la persona lo associa a qualcosa di grande valore intrinseco, qualcosa di importante, qualcosa che sta a cuore.

www.felicianocrescenzi.com

 

La Collusione Orale

amorepsiche.jpg 

La collusione orale ruota intorno alla tematica dell’amore inteso come sollecitudine, cura e sostentamento reciproci. Il rapporto può essenzialmente sorreggersi sulla rappresentazione che l’uno, in veste di madre, debba accudire l’altro, in quanto bambino bisognoso di aiuto.

I due partner sono legati dall’accordo tacito per cui l’uno dovrebbe manifestare una disponibilità inesauribile ad aiutare l’altro senza pretendere alcun contraccambio, mentre l’altro, il bisognoso di aiuto, dovrebbe potersi risparmiare ogni ricorso alle proprie forze.

Questa tematica caratterizza la primissima relazione madre-bambino, cioè la cosiddetta fase orale, la fase di sviluppo del primo anno di vita.

Il carattere orale si caratterizza per la bramosia di inghiottire tutto quello che è disponibile, per l’irrefrenabile manifestazione dei bisogni secondo il principio del piacere e per la pretesa del loro appagamento immediato, con l’atteggiamento di chiedere sempre di più.

Molti di questi caratteri sono impulsivi e volubili; in parte tendono alla trascuratezza e alla criminalità. L’avidità morbosa si esprime nella ricerca di stati d’animo di benessere e di esaltazione con l’impiego di farmaci ad azione euforica, alcol, droghe, tabacco, ecc.

L’irrefrenabile atteggiamento di pretesa orale può avere un effetto castrante sul partner; questo può sentirsi fallito nel ruolo di dispensatore, il che può trovare espressione anche nel fallimento sessuale.

Nei rapporti con il partner, il carattere orale è ambivalente: da un lato cerca un partner che lo gratifichi illimitatamente, dall’altro teme di diventarne dipendente e di non poter sopportare la frustrazione di un suo rifiuto.

Il carattere complementare a quello orale si caratterizza per la tendenza ad offrire premure e servizi; si sente all’altezza del partner fin quando questo rimane debole e bisognoso.

Questi caratteri maternamente premurosi evidenziano tre aspetti: sentimenti di inferiorità, dipendenza dalla madre e incapacità di porre rivendicazioni proprie; non sono loro che devono essere soddisfatti, ma sono loro che vogliono soddisfare gli altri.

Nell’amore, offrono sollecitudine e cure materne, scegliendo un partner di cui credono potere appagare l’avidità orale.

La rottura del rapporto e la separazione.

Spesso dopo una convivenza duratura il carattere orale è preso sempre più dal dubbio che il partner non corrisponda veramente alle sue aspettative di avere una madre idealizzata; pone il partner di fronte a prove e ad esigenze sempre più difficili da soddisfare fino al punto che non possono essere soddisfatte, di modo che si senta in diritto di perseguitarlo come madre cattiva.

Quindi la coppia, presa in questo gioco, spesso non può che andare incontro all’insuccesso, anche perché il partner complementare, nella sua pretesa di essere lodato e apprezzato, è altrettanto avido e divoratore che il partner orale nelle sue pretese di soddisfazione insaziabile.

La rottura comporta una grande sofferenza sia dell’uno che dell’altro e spesso avviene più per iniziativa del partner orale, che è nella posizione del bambino, che di quello complementare, che è nella posizione di genitore. Infatti capita molto più spesso che sia il bambino che abbandoni il genitore che non il contrario.

Ma mentre il partner bambino non può procrastinare il suo bisogno di avere un genitore, quindi tenderà rapidamente a ricostruire una coppia simile a quella persa, spesso la tendenza del partner genitore è più quella di elaborare la frustrazione subita che quella di ingaggiare una nuova relazione simile e sostitutiva.

Tuttavia è veramente difficile che una coppia con questo tipo di collusione possa separarsi definitivamente, e spesso tendono a mantenere comunque un legame anche nel caso in cui ciascuno dei due formi nuove coppie.

L’elaborazione del lutto da separazione tende a bloccarsi nella fase della rabbia spesso anche inespressa.

La collusione narcisistica.

 

La tematica che turba la coppia nella collusione narcisista s’impernia sulla domanda:

fino a che punto l’amore implica la rinuncia a se stessi per il partner o permette di rimanere se stessi?”.

Un’altra domanda complementare è:

si può vedere nel partner un essere con una sua autonomia o è soltanto un prolungamento o un’appendice del proprio SE’?”.

L’IO è incapace di porsi di fronte al mondo come struttura delineata e distinguibile e si giunge a una perdita dei confini dell’IO.

In fondo, i narcisisti desiderano ritornare allo stato originario, quello narcisistico primario, in cui non esisteva separazione tra soggetto e oggetto. Non potendo essere tutt’uno con l’oggetto, in una relazione, accettano solo gli aspetti nei quali l’altro si comporta in modo conforme ai loro ideali e alle loro aspettative.

Poiché nella loro speranza di armonia totale vanno incontro sempre e comunque a delusioni, il loro atteggiamento verso l’umanità è spesso caratterizzato da rassegnazione, amarezza, cinismo e fantasie di vendetta.

Il narcisista vive seguendo la consegna: “Chi non è con me è contro di me!”; egli non fa nulla per mediare.

Il narcisista, nella sua rappresentazione di fusione totale, dà per scontato che il partner condivida tutti i suoi sentimenti, aspirazioni e fantasie.

…Io vivo quasi in te…” canta Alfredo nel brano “Dei miei bollenti spiriti” (Traviata, G.Verdi).

E ancora “…mentre ti guardo io non so più dove comincio io e finisci tu, il sogno la realtà…” (Inventi, R.Zero).

L’assenza di ancoraggio alla realtà si manifesta spesso anche nella facilità con cui i narcisisti mentono. Anche nella relazione di amore il narcisista mente senza scrupoli al partner, per risparmiargli, e risparmiare pure a se stesso, tutto ciò che potrebbe turbare il rapporto idealizzato.

Per un narcisista, una relazione d’amore intensa può essere soltanto l’unione totale, la fusione, l’accordo completo. Ma per un SE’ cosi poco strutturato una tale fusione costituisce una pesante minaccia.

La rottura del rapporto e la separazione.

Generalmente la madre di un narcisista è essa stessa una personalità narcisista, non vede nel bambino che una parte di sé stessa e reagisce ai tentativi di autonomia del bambino con molta rabbia.

Il distacco dalla madre è particolarmente difficile; per il carattere magico della relazione, non ci si libera da lei neanche se si va a vivere all’estero o se essa è morta da tempo.

Per quanto riguarda i legami con un partner spesso la relazione viene interrotta al momento stesso della conquista. Il legame con l’altro viene vissuto dal narcisista come un obbligo, un impegno che non si sente in condizioni di onorare.

Poiché la vicinanza diventa presto una minaccia, egli rompe bruscamente la relazione; il partner non gli interessa più, all’improvviso non esiste più.

Dal punto di vista gestaltico la fase del post-contatto è brusca e accelerata; così come la fase del contatto-pieno viene scavalcata e non esiste affatto.

Durante l’infanzia, i narcisisti si sono sentiti così spesso abbandonati e traditi che ora provano soddisfazione nel poter lasciare altri, e così vendicarsi delle frustrazioni subite in passato.

In ciò gli è anche d’aiuto la sua notevole capacità di dissociarsi dai sentimenti.

Sebbene all’inizio sprofondi in un buco narcisistica e si senta depresso e paralizzato, riesce presto a riempire questo vuoto con una nuova relazione.

Se generalmente si dice che i narcisisti sono egoisti, i loro partner tipici sono altruisti e proiettano il loro SE’ ideale sull’altro.

Il partner complementare del narcisista è disposto a darsi totalmente senza nulla pretendere per sé; è apparentemente alle sue dipendenze e si mostra disponibile a idealizzarlo acriticamente e incondizionatamente:

Amarti per me vuol dire che esisti soltanto tu”.

In questo caso il narcisista non si sente minacciato nel suo SE’ poiché il partner gli si subordina totalmente e diventa possibile una relazione.

Per il partner complementare di un narcisista la rottura della relazione e l’elaborazione del lutto diventa complicata perché la perdita dell’altro comporta la perdita del SE’ in gran parte proiettata sull’altro.

Dopo la separazione, può continuare ancora a vivere con un SE’ mutuato dal partner narcisista da cui si è separato e spesso rimane fedele per anni anche dopo la perdita come se il tempo si fosse fermato e rendesse difficile l’elaborazione del lutto da separazione.

Invece il partner narcisista si separa più facilmente, ma solo in apparenza, perchè è intimamente convinto che potrà eventualmente riprendere la relazione cessata quando vuole; come se l’altro fosse comunque sempre a sua disposizione.

Anche qui l’elaborazione del lutto spesso è bloccata, come se non ci fosse mai stata la perdita, in un atteggiamento di sostanziale negazione.

Nei suoi tentativi di ripresa della relazione, in caso di rifiuto, può reagire con molta rabbia , aggressività e ostinazione.

La collusione nella relazione di coppia.

 collusione coppia.jpg

La collusione nella relazione di coppia.

La parola collusione deriva dal latino cum ludere ovvero: giocare insieme.

La collusione è quell’intesa inconfessata tra due partner, che agisce a livello inconscio; un “patto segreto” che si regge sull’incontro di due bisogni antichi non soddisfatti e che i partner cercano di colmare l’uno attraverso l’altro.

L’intreccio nevrotico tra i partner viene definito “stato collusivo”.

L’incontro tra bisogni fortemente compatibili genera l’energia dell’innamoramento e successivamente genera una “polarizzazione” o meglio una differenziazione nei comportamenti dei soggetti ed infine esplode in un “conflitto” aperto.

Ciascuno aveva pensato che l’altro lo avrebbe liberato dal proprio conflitto di fondo ed è questo il motivo dell’innamoramento: pensare che l’altro ci risolverà il problema.

Il tentativo fallisce a causa del rimosso di entrambi, cioè la parte che ciascuno nega di sé attribuendola all’altro che con il tempo chiede spazio d’ascolto fino a far scoppiare la coppia.

Il motivo di fondo dei conflitti di coppia sta dunque nel fatto che non ci si vuole confrontare con gli aspetti rimossi della personalità, né quelli propri né quelli del partner.

Affinché la relazione non si rompa è necessario effettuare una presa d’atto del punto in cui si è arrivati e stabilire un nuovo “patto” per risolvere il conflitto.

Certo l’amore è uno strano posto dove andare a cercare la salvezza. Diventi totalmente vulnerabile e infantile nei confronti di colui di cui sei innamorato; sei vulnerabile ai suoi stati d’animo, ai suoi bisogni. E diventi più vulnerabile anche nei confronti di te stesso, dei tuoi stessi bisogni. Una cosa amata tira fuori cose che non pensavi ci fossero in te, compreso il fatto che hai dei bisogni che probabilmente nessuno può soddisfare”

(J. Hillmann M. Ventura).

Si può sospettare l’esistenza di una collusione, cioè di un’intesa nevrotica, quando in un conflitto di coppia i due partner si impegnano in maniera inadeguata in un rituale stereotipato di lotta che assorbe gran parte dell’energia psichica e non consente a lungo andare a nessuno dei due né una soluzione del conflitto né una via di uscita dall’intreccio in cui è impigliato.

Jurg Willy individua quattro modelli di collusione di coppia:

  • Collusione narcisistica : amore come fusione

  • Collusione orale : amore come sollecitudine e sostegno

  • Collusone sadico-anale : amore come potere dominio/autonomia

  • Collusione edipico-fallica: amore come conferma maschile

Quale aiuto attraverso il counseling ?

COUNSELING INDIVIDUALE E DI GRUPPO

Il Counseling è una forma di sostegno emotivo e di aiuto alla persona finalizzato a migliorare il benessere individuale. E’ un intervento specifico per il potenziamento, la riorganizzazione e la mobilitazione delle risorse personali , per il fronteggiamento delle situazioni di crisi (non patologiche) siano esse evolutive o accidentali.

La relazione di aiuto si focalizza non tanto sulla ricerca dell’origine delle difficoltà ma piuttosto sulla valorizzazione e potenziamento delle proprie risorse , facendo sperimentare nuove modalità e nuove soluzioni, stimolando un adattamento creativo.

 Il Counseling può essere utilizzato al fine di affrontare e risolvere problemi specifici come:

prendere decisioni

affrontare crisi e cambiamenti

migliorare i rapporti con gli altri

valutare alternative di comportamento

affrontare separazioni e perdite

elaborare emozioni e conflitti interiori.

 

COUNSELING PER LA COPPIA

Una coppia non è la semplice somma di due individui. E’ un sistema formato da tre elementi: l’ IO , il TU e il NOI.
La coppia è tenuta insieme da un patto implicito, ha una fisionomia propria, una propria identità ed una propria storia.

Il malessere della coppia si può manifestare con atteggiamenti di crescente disinteresse verso l’altro e apatia (anche sessuale) ma anche con conflitti e litigi più o meno aspri o violenti. Il senso di frustrazione che ne deriva determina un progressivo deterioramento del rapporto di coppia.

Il Counseling di coppia è un percorso di tipo relazionale che permette alla coppia di raggiungere una nuova stabilità all’interno del proprio sistema.

Il nuovo assetto che assumerà la coppia è il risultato dell’obiettivo che la coppia si prefigge di raggiungere. In altre parole la coppia si serve dell’aiuto del counselor per decidere quali sono le questioni da discutere, i problemi da risolvere ed il tipo di lavoro da intraprendere.

 

LA MEDIAZIONE FAMILIARE

La nuova disciplina sull’affido condiviso, introdotta dalla legge del 8 febbraio 2006 n. 54, in caso di separazione, prevede in via prioritaria l’obbligo di affidare i figli ad entrambi i genitori.

La mediazione familiare consiste nell’intervento di un terzo neutrale, il mediatore, che aiuta la coppia a ristabilire una comunicazione interrotta per permettere di arrivare ad un accordo di separazione consensuale.

La mediazione permette di considerare la separazione della coppia non solo come la fine di un contratto ma anche come la nascita di una nuova progettualità: “non più coppia ma genitori insieme”.

Infatti non è tanto la separazione e il divorzio che comportano sofferenze ai figli, quanto la conflittualità che rimane tra i genitori , a volte per tutta la vita.Vivere consapevolmente la propria genitorialità significa garantire il diritto ai figli che l’amore e la cura dei genitori è “per sempre” anche quando l’amore nella coppia non c’è più.

scarica la brochure: Brochure Counseling v.5.0.pdf

“La Danza del Sé”

Gruppo danza.jpg 

Gruppi esperenziali Gestaltici

Cosa sono ?

In generale l’iniziativa che Vi proponiamo consiste principalmente in una “offerta di opportunità” che si basa sulla valorizzazione delle risorse interiori già presenti in ogni persona e si realizza mediante incontri di breve durata.

Consiste in un’esperienza di gruppo programmata e intensiva, orientata principalmente all’accrescimento della persona, allo sviluppo e al miglioramento del proprio livello di consapevolezza.

Ad uno o più agevolatori (counselor) è affidato il compito di facilitare l’espressione di sentimenti e pensieri da parte dei membri del gruppo; di creare un clima in cui si realizzi gradualmente una libertà di espressione che consenta di ascoltarsi a vicenda e apprendere maggiormente l’uno dall’altro.

L’obiettivo principale di ognuno è quello di sperimentare il modo di porsi in rapporto con se stesso e gli altri membri del gruppo.

 Come lavoriamo ?

 I lavori, oggetto degli incontri, sono scelti con criteri che consentano di raggiungere gli obiettivi dichiarati attraverso una modalità molto simile al “gioco.

Si basano soprattutto sul cosiddetto “potenziale umano” cioè su quelle dimensioni quali la fantasia,

la volontà, la creatività , la dimensione corporea, la socialità, considerate tra le più significative e tipiche dell’esperienza umana.

L’esperienza nei gruppi consente di:

            migliorare la comunicazione e i rapporti interpersonali

potenziare la capacità di affermazione e autorealizzazione

migliorare la conoscenza di se stessi

sviluppare la fantasia e la creatività

migliorare l’espressione dei sentimenti

potenziare l’assertività e l’autostima

migliorare la percezione di se stessi e del mondo esterno

        sviluppare il movimento e l’espressione corporea

 

Scarica la locandina: locandina individuali in gruppo v.2010.pdf

Il Viaggio dell’Eroe e gli Archetipi

 Presentazione ”Viaggio dell’Eroe” e fasi del viaggio.

 

Gli archetipi sono modelli profondi, connaturati nella psiche umana, che rimangono validi in tutto il loro potere per tutta la vita.

Scorgiamo chiaramente questi archetipi nei sogni, nell’arte, nella letteratura, nei miti che ci appaiono profondi, commoventi, universali, talvolta addirittura terrificanti.

Possiamo inoltre riconoscerli osservando la nostra stessa vita e quella dei nostri amici; esaminando quello che facciamo e come lo interpretiamo.

La nostra visione del mondo è definita dall’archetipo che prevale in quel momento nella nostra vita, che influenza il nostro modo di pensare e di agire.

Se domina il Guerriero, vedremo sfide da affrontare; quando prevale l’Angelo Custode, vedremo gente bisognosa delle nostre cure; se è il Saggio al comando, lotteremo per trovare la verità; se domina il Folle, troveremo i modi per divertirci.

Spesso un archetipo ha una forte influenza sulla nostra vita quando c’è un rafforzamento esteriore del modello: un evento della vita personale o storie tramandate all’interno della cultura collettiva che attivano il modello.

Per cui sono tanto la storia privata che la cultura di un indivi­duo a decidere quali archetipi domineranno la nostra vita.

Nel nostro Viaggio verremo sostenuti da 12 archetipi o guide interiori, 12 come i mesi dell’anno, 12 come i segni zodiacali,12 come i cavalieri della tavola rotonda,12 come gli apostoli; 12 incontri uno per ciascun archetipo, con frequenza quindicinnale.

Alla fine del percorso concluderemo con un incontro di chiusura e integrazione di tutte le parti del nostro sé che gli archetipi ci aiuteranno a contattatare.

Il Viaggio è suddiviso in tre fasi, 4 archetipi per ogni fase:

  1. la preparazione

  2. il viaggio

  3. il ritorno.

I tre stadi del Viaggio dell’Eroe: Preparazione, Viaggio, Ritorno; affiancano punto per punto gli stadi dello sviluppo della psiche umana: prima svilupperemo l’Io, quindi incontreremo lo Spirito o Inconscio e infine porteremo alla luce il senso unico del Sé.

Il viaggio dell’Io ci insegna ad essere sicuri e a riuscire nel mondo; il viaggio dello Spirito ci aiuta a diventare reali e autentici e attraverso il viaggio del Sé sperimentiamo la completezza e l’unità; sappiamo chi siamo perché le parti sparse della nostra psiche si ricongiungono.

Preparazione

Comprende gli archetipi: l’Innocente, l’Orfano, il Guerriero e l’Angelo custode che ci aiutano a prepararci al viaggio.

Noi tutti iniziamo nello stato di innocenza, quando siamo totalmente accuditi all’interno del grembo di nostra madre; è dall’Innocente che apprendiamo l’ottimismo e la fiducia.

Quando facciamo esperienza della “caduta” diventiamo Orfani e ci sentiamo delusi, abbandonati e traditi dalla vita. È attraverso l’Orfano che impariamo a contare su noi stessi e a tessere una rete per uno scambievole aiuto. Nei momenti di vita in cui ci poniamo traguardi e studiamo le strategie per raggiungerli è attivo in noi il Guerriero, abbiamo il coraggio di lottare per noi stessi e per gli altri. Ed è attraverso l’Angelo custode che sperimentiamo il prenderci cura degli altri e di noi stessi, archetipo che ci insegna l’umanità e la compassione.

Viaggio.

Comprende gli archetipi: il Cercatorel’Amante ,il Distruttore e il Creatore.

Risponderemo alla chiamata del Cercatore quando nella nostra vita non siamo più soddisfatti e ci metteremo in Viaggio per colmare il nostro vuoto interiore.

Ci ritroveremo presto a sperimentare la privazione e la sofferenza poiché il Distruttore ci toglie molto di quello che ci era sembrato, fino a quel momento, indispensabile alla nostra vita.

Tuttavia la sofferenza è compensata e alleggerita dall’archetipo dell’Amante man mano che ritroviamo nuove passioni nuovi impegni.

L’immaginazione ci aiuta ad interpretare il mondo in maniera poetica. Il Creatore ci aiuta ad accettare la nostra vita come quella giusta per noi e cominciamo ad essere sinceri e autentici dovunque ci troviamo.

Questi quattro archetipi ci preparano a tornare al regno e trasformare la nostra vita.

Ritorno

Comprende gli archetipi: il Sovrano, il Mago, il Saggio e il Folle

Quando torniamo dal viaggio ci rendiamo conto di essere i Sovrani del nostro regno. Anche se rimaniamo sconcertati dalle condizioni in cui lo troviamo, pian piano che agiamo, accompagnati dalla nostra nuova saggezza in quello che era un deserto vedremo spuntare dei fiori. Il regno continuerà a rinnovarsi quando entrerà in azione il Mago attraverso il risanamento e la trasformazione di noi stessi.

L’accettazione di noi stessi passa per il Saggio che aiuta a liberaci dalla schiavitù delle illusioni, diventiamo investigatori alla ricerca della realtà che è dietro le apparenze. A questo punto siamo pronti ad aprirci al Folle e a imparare a vivere gioiosamente l’attimo che passa senza preoccuparci del domani.

Il percorso del viaggio più che a una retta somiglia a una spirale. La fase finale del viaggio, riassunta nell’archetipo del Folle, si riavvolge sul primo archetipo, quello dell’Innocente; ma questa volta l’Innocente è più saggio rispetto alla vita.

scarica locandina presentazione