Archivio mensile: febbraio 2010

L’equilibrio mente corpo: salute e malattia

 

logo1.jpgL’equilibrio mente corpo: salute e malattia

 

Il concetto di salute e malattia tende a cambiare molto, nel tempo, in funzione degli aspetti sociali e culturali e della percezione soggettiva della persona. “In occidente la malattia è uno scomodo errore da estirpare in breve tempo per consentire all’individuo di rientrare a breve nel sistema produttivo. Nelle società orientali, in particolare in Cina, la salute è un riassestamento continuo di un equilibrio delicato in cui entrano in gioco corpo, mente, spirito e ambiente” (Giusti E., Ponessi A., Garda V. 2006).

“Negli Ultimi decenni, anche in occidente, c’è stato un effettivo cambiamento di ottica sancito dall’OMS con la carta di Ottawa per la promozione della salute (1986)…in cui si è ritenuto di strutturare un approccio alla malattia che tenga conto della proposta biopsicoambientale:

  • Bio per biologico: tiene conto degli aspetti genetici e biologici

  • Psico per psicologico: riconosce l’influenza delle dimensioni mentale, emozionale e spirituale

  • Sociale: riconosce l’influenza sulla salute dei sistemi quali la famiglia, la comunità, la cultura.

Tuttavia la malattia è ancora spesso considerata uno sgradevole imprevisto, una grave limitazione alla libertà, piuttosto che una forma di squilibrio che segnala la necessità di cambiare alcune condizioni esistenziale per ripristinare lo stato di salute.

“Il concetto di equilibrio psichico è legato alla capacità di entrare in contatto con, e guarire da, esperienze dolorose significative, che inevitabilmente accadono nella vita” (Giusti E., Romero R. -2005).

 

I sintomi.

 

Nella visione olistica la malattia non riguarda solo il corpo ma è uno stato che indica che l’uomo nella sua coscienza non è più in equilibrio e questa perdita di equilibrio si manifesta nel corpo sotto forma di sintomo.”Il sintomo segnala che noi siamo malati come uomini , come esseri spirituali, ci informa che qualcosa non va” (Thorwald D. 2000).

Anche le emozioni svolgono un ruolo simile: “se mi sveglio impaurito e depresso, le mie emozioni segnalano che qualcosa non va nel modo in cui sto conducendo la mia vita, oppure che è accaduto qualcosa che richiede la mia attenzione” (S. Greenberg L., C. Paivio S -2000).

In generale si può dire che i sintomi hanno cose da dirci altrettanto importanti del nostro prossimo e che anzi sono partners più stretti e intimi, ci appartengono totalmente e sono gli unici che ci conoscono veramente; forse tutta questa sincerità a volte ci risulta insopportabile o incomprensibile.

“Il sottile equilibrio mente-corpo è ciò che garantisce all’individuo la condizione di salute e di benessere nell’ottica della migliore qualità di vita. … Spesso il corpo a nostra insaputa si fa portavoce di un malessere che va al di là della sofferenza di tipo fisico e si nasconde tra le pieghe dell’anima, nelle parti più profonde ed inconsce di noi stessi.

Il corpo manifesta, attraverso i sintomi, quello che è stato rimosso dalla mente o ciò che non ha avuto mai accesso alla coscienza, testimone di un’antica frattura rimasta inscritta nel corpo”. Soltanto… medicando e guarendo le ferite dell’anima, l’individuo potrà imparare a ripristinare l’equilibrio mente-corpo e condurlo a condizioni di benessere” (Giusti E., Ponessi A., Garda V. 2006-pp. 130).

L’arcobaleno nasce dal matrimonio del sole con la pioggia” Gustave Flaubert.

Workshop 6/7 marzo, Roma

                                 

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“Counseling breve in azione”

per Operatori Socio-Sanitari e Volontari

Workshop intensivo formativo-esperenziale

6/7 marzo 2010 – Il sabato 15,00 -18,30 e la domenica 9,30 -13,00 / 14,00 – 17,00

 Programma

Sabato 6 Marzo

15,00-15,20 Apertura workshop: presentazione contenuto, programma, relatori

15,20-15,50 Presentazione dei partecipanti

15,50-16,10 Il counseling: cos’è ?

                    Il modello rogersiano e l’ascolto attivo

16,10-16,30 Il counseling breve

16,30-16,50 Il ruolo del counseling nell’assistenza alla persona con malattia

16,50-17,00 pausa caffè

17,00-18,10 Esperenziale e condivisione

18,10-18,30 Chiusura giornata

Domenica 7 Marzo

09,30-10,00 Apertura giornata

10,00-10,20 La comunicazione e gli ostacoli

10,20-10,40 L’equilibrio mente corpo: salute, malattia e guarigione

                     La relazione mente corpo secondo la teoria dei chakra

10,40-11,20 L’operatore santario con abilità di counseling, quali confini ?

11,20-11,30 pausa caffè

11,30-12,10 Esperenziale e condivisione

12,10-12,40 Domande e risposte

12,40-13,00 Chiusura mattinata

13,00-14,00 pausa pranzo

14,00-14,20 Il modello gestaltico e i meccanismi di difesa

14,20-14,40 L’esperienza della perdita

14,40-15,00 Il Diario personale e la Supervisione tra pari

15,00-15,10 pausa caffè

15,10-16,20 Esperenziale e condivisione

16,20-17,00 Chiusura giornata

 

E’ possibile scaricare la locandina su Appuntamenti”

Ostacoli alla comunicazione.

u30385981.jpgLa capacità di saper ascoltare l’altro risulta essere una qualità essenziale nel lavoro di Counseling.

In particolare ci sono dei comportamenti che vanno accuratamente evitati al fine di non creare ostacoli alla comunicazione e sono elencati di seguito.

 

La Valutazione.

L’atteggiamento valutativo consiste nel formulare un giudizio sulla situazione altrui, vale a dire che implica un’opinione etica personale e comporta un giudizio di critica o anche di approvazione, mette l’interlocutore in una condizione di inferiorità. In particolare la disapprovazione moralistica può innescare le seguenti reazioni: inibizione, sensazione di colpa, ribellione, angoscia.

 

L’interpretazione.

Consiste nel dare all’altro, in funzione della propria competenza, una spiegazione del suo problema, capace di chiarirglielo. Un tale atteggiamento se l’altro vi aderisce, potrebbe risultare chiarificatore della situazione e il processo di comunicazione ne potrebbe essere avvantaggiato. Tuttavia, esso può essere invece facilmente rifiutato se avvertito come erroneo o se sopraggiunge prematuramente e c’è inoltre il rischio di focalizzare l’attenzione su ciò che è essenziale per chi ascolta e non per chi parla, operando una distorsione e una deformazione del pensiero dell’interlocutore. Se questo tipo di atteggiamento persiste induce fraintendimento e l’interlocutore risponde con disinteresse, irritazione, blocco difensivo.

 

Il sostegno.

Consiste nel voler diminuire l’intensità del problema che il cliente si pone, nel voler rassicurare quest’ultimo della gravità della situazione. Anche se queste risposte mirano ad apportare incoraggiamento, consolazione, possono indurre nell’interlocutore dipendenza, ricerca di benevolenza, passività, o anche rifiuto per essere trattato in modo paternalistico con sensazioni di svalutazione del proprio problema.

 

La soluzione.

Consiste nel prescrivere al cliente una soluzione che chi ascolta ha elaborato al suo posto in funzione del suo modo di reagire, dei suoi bisogni, dei suoi atteggiamenti e dei suoi valori. Questa modalità comportamentale tende a sbarazzarsi rapidamente del cliente e delle sue lamentazioni, e può indurre sensazioni di essere messo alla porta, di insoddisfazione, di non essere compreso.

 

L’indagine.

Consiste nel sollecitare informazioni supplementari attraverso domande che rischiano di orientare il colloquio nella direzione scelta dal counselor piuttosto che lasciare l’iniziativa al cliente; si rischia di incalzare il cliente chiedendogli quello che sembra essenziale a chi conduce il colloquio e non a lui stesso. L’investigazione può provocare messa in allarme e ostilità da parte dell’interlocutore e la sensazione di sentirsi interrogato.

 

L’atteggiamento che facilita la comunicazione è la comprensione, ovvero il provare a sentire gli stati d’animo che l’altro esprime e comunicarglieli di volta in volta sia per verificarne l’esattezza, sia per far si che questi ne prenda coscienza e a partire da tale consapevolezza, si esprima ulteriormente. Questo atteggiamento da fiducia all’interlocutore e fa sì che si esprima maggiormente, poiché in questo modo egli ha la prova di essere ascoltato senza pregiudizi.