Archivio mensile: gennaio 2011

La Collusione Orale

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La collusione orale ruota intorno alla tematica dell’amore inteso come sollecitudine, cura e sostentamento reciproci. Il rapporto può essenzialmente sorreggersi sulla rappresentazione che l’uno, in veste di madre, debba accudire l’altro, in quanto bambino bisognoso di aiuto.

I due partner sono legati dall’accordo tacito per cui l’uno dovrebbe manifestare una disponibilità inesauribile ad aiutare l’altro senza pretendere alcun contraccambio, mentre l’altro, il bisognoso di aiuto, dovrebbe potersi risparmiare ogni ricorso alle proprie forze.

Questa tematica caratterizza la primissima relazione madre-bambino, cioè la cosiddetta fase orale, la fase di sviluppo del primo anno di vita.

Il carattere orale si caratterizza per la bramosia di inghiottire tutto quello che è disponibile, per l’irrefrenabile manifestazione dei bisogni secondo il principio del piacere e per la pretesa del loro appagamento immediato, con l’atteggiamento di chiedere sempre di più.

Molti di questi caratteri sono impulsivi e volubili; in parte tendono alla trascuratezza e alla criminalità. L’avidità morbosa si esprime nella ricerca di stati d’animo di benessere e di esaltazione con l’impiego di farmaci ad azione euforica, alcol, droghe, tabacco, ecc.

L’irrefrenabile atteggiamento di pretesa orale può avere un effetto castrante sul partner; questo può sentirsi fallito nel ruolo di dispensatore, il che può trovare espressione anche nel fallimento sessuale.

Nei rapporti con il partner, il carattere orale è ambivalente: da un lato cerca un partner che lo gratifichi illimitatamente, dall’altro teme di diventarne dipendente e di non poter sopportare la frustrazione di un suo rifiuto.

Il carattere complementare a quello orale si caratterizza per la tendenza ad offrire premure e servizi; si sente all’altezza del partner fin quando questo rimane debole e bisognoso.

Questi caratteri maternamente premurosi evidenziano tre aspetti: sentimenti di inferiorità, dipendenza dalla madre e incapacità di porre rivendicazioni proprie; non sono loro che devono essere soddisfatti, ma sono loro che vogliono soddisfare gli altri.

Nell’amore, offrono sollecitudine e cure materne, scegliendo un partner di cui credono potere appagare l’avidità orale.

La rottura del rapporto e la separazione.

Spesso dopo una convivenza duratura il carattere orale è preso sempre più dal dubbio che il partner non corrisponda veramente alle sue aspettative di avere una madre idealizzata; pone il partner di fronte a prove e ad esigenze sempre più difficili da soddisfare fino al punto che non possono essere soddisfatte, di modo che si senta in diritto di perseguitarlo come madre cattiva.

Quindi la coppia, presa in questo gioco, spesso non può che andare incontro all’insuccesso, anche perché il partner complementare, nella sua pretesa di essere lodato e apprezzato, è altrettanto avido e divoratore che il partner orale nelle sue pretese di soddisfazione insaziabile.

La rottura comporta una grande sofferenza sia dell’uno che dell’altro e spesso avviene più per iniziativa del partner orale, che è nella posizione del bambino, che di quello complementare, che è nella posizione di genitore. Infatti capita molto più spesso che sia il bambino che abbandoni il genitore che non il contrario.

Ma mentre il partner bambino non può procrastinare il suo bisogno di avere un genitore, quindi tenderà rapidamente a ricostruire una coppia simile a quella persa, spesso la tendenza del partner genitore è più quella di elaborare la frustrazione subita che quella di ingaggiare una nuova relazione simile e sostitutiva.

Tuttavia è veramente difficile che una coppia con questo tipo di collusione possa separarsi definitivamente, e spesso tendono a mantenere comunque un legame anche nel caso in cui ciascuno dei due formi nuove coppie.

L’elaborazione del lutto da separazione tende a bloccarsi nella fase della rabbia spesso anche inespressa.

La collusione narcisistica.

 

La tematica che turba la coppia nella collusione narcisista s’impernia sulla domanda:

fino a che punto l’amore implica la rinuncia a se stessi per il partner o permette di rimanere se stessi?”.

Un’altra domanda complementare è:

si può vedere nel partner un essere con una sua autonomia o è soltanto un prolungamento o un’appendice del proprio SE’?”.

L’IO è incapace di porsi di fronte al mondo come struttura delineata e distinguibile e si giunge a una perdita dei confini dell’IO.

In fondo, i narcisisti desiderano ritornare allo stato originario, quello narcisistico primario, in cui non esisteva separazione tra soggetto e oggetto. Non potendo essere tutt’uno con l’oggetto, in una relazione, accettano solo gli aspetti nei quali l’altro si comporta in modo conforme ai loro ideali e alle loro aspettative.

Poiché nella loro speranza di armonia totale vanno incontro sempre e comunque a delusioni, il loro atteggiamento verso l’umanità è spesso caratterizzato da rassegnazione, amarezza, cinismo e fantasie di vendetta.

Il narcisista vive seguendo la consegna: “Chi non è con me è contro di me!”; egli non fa nulla per mediare.

Il narcisista, nella sua rappresentazione di fusione totale, dà per scontato che il partner condivida tutti i suoi sentimenti, aspirazioni e fantasie.

…Io vivo quasi in te…” canta Alfredo nel brano “Dei miei bollenti spiriti” (Traviata, G.Verdi).

E ancora “…mentre ti guardo io non so più dove comincio io e finisci tu, il sogno la realtà…” (Inventi, R.Zero).

L’assenza di ancoraggio alla realtà si manifesta spesso anche nella facilità con cui i narcisisti mentono. Anche nella relazione di amore il narcisista mente senza scrupoli al partner, per risparmiargli, e risparmiare pure a se stesso, tutto ciò che potrebbe turbare il rapporto idealizzato.

Per un narcisista, una relazione d’amore intensa può essere soltanto l’unione totale, la fusione, l’accordo completo. Ma per un SE’ cosi poco strutturato una tale fusione costituisce una pesante minaccia.

La rottura del rapporto e la separazione.

Generalmente la madre di un narcisista è essa stessa una personalità narcisista, non vede nel bambino che una parte di sé stessa e reagisce ai tentativi di autonomia del bambino con molta rabbia.

Il distacco dalla madre è particolarmente difficile; per il carattere magico della relazione, non ci si libera da lei neanche se si va a vivere all’estero o se essa è morta da tempo.

Per quanto riguarda i legami con un partner spesso la relazione viene interrotta al momento stesso della conquista. Il legame con l’altro viene vissuto dal narcisista come un obbligo, un impegno che non si sente in condizioni di onorare.

Poiché la vicinanza diventa presto una minaccia, egli rompe bruscamente la relazione; il partner non gli interessa più, all’improvviso non esiste più.

Dal punto di vista gestaltico la fase del post-contatto è brusca e accelerata; così come la fase del contatto-pieno viene scavalcata e non esiste affatto.

Durante l’infanzia, i narcisisti si sono sentiti così spesso abbandonati e traditi che ora provano soddisfazione nel poter lasciare altri, e così vendicarsi delle frustrazioni subite in passato.

In ciò gli è anche d’aiuto la sua notevole capacità di dissociarsi dai sentimenti.

Sebbene all’inizio sprofondi in un buco narcisistica e si senta depresso e paralizzato, riesce presto a riempire questo vuoto con una nuova relazione.

Se generalmente si dice che i narcisisti sono egoisti, i loro partner tipici sono altruisti e proiettano il loro SE’ ideale sull’altro.

Il partner complementare del narcisista è disposto a darsi totalmente senza nulla pretendere per sé; è apparentemente alle sue dipendenze e si mostra disponibile a idealizzarlo acriticamente e incondizionatamente:

Amarti per me vuol dire che esisti soltanto tu”.

In questo caso il narcisista non si sente minacciato nel suo SE’ poiché il partner gli si subordina totalmente e diventa possibile una relazione.

Per il partner complementare di un narcisista la rottura della relazione e l’elaborazione del lutto diventa complicata perché la perdita dell’altro comporta la perdita del SE’ in gran parte proiettata sull’altro.

Dopo la separazione, può continuare ancora a vivere con un SE’ mutuato dal partner narcisista da cui si è separato e spesso rimane fedele per anni anche dopo la perdita come se il tempo si fosse fermato e rendesse difficile l’elaborazione del lutto da separazione.

Invece il partner narcisista si separa più facilmente, ma solo in apparenza, perchè è intimamente convinto che potrà eventualmente riprendere la relazione cessata quando vuole; come se l’altro fosse comunque sempre a sua disposizione.

Anche qui l’elaborazione del lutto spesso è bloccata, come se non ci fosse mai stata la perdita, in un atteggiamento di sostanziale negazione.

Nei suoi tentativi di ripresa della relazione, in caso di rifiuto, può reagire con molta rabbia , aggressività e ostinazione.